Chiesa di sant'Imerio: origini e storia

Nell'anno 1041 Vinizone dei Capitani di Rivoltella (l'attuale Ripalta Arpina) cedeva per lascito testamentario i propri beni ereditati dal padre Guido e dal fratello Gerardo; destinatarie furono due chiese di Cremona, Sant'Imerio e Santa Maria (ossia la cattedrale), lasciando i beni in usufrutto alla madre Raimburga e a condizione che non fossero spogliati dei loro possessi alcuni beneficiari, precisamente sei canonici della Pieve di Rivoltella, da lui concessi in precedenza.

Vinizone nel 1046 mutava il testamento lasciando i propri beni non alla chiesa di Cremona ma alla madre Rainberga, la quale, morendo nel 1051, li cedeva per testamento e definitivamente al vescovo di Cremona.

È probabile che il ripensamento di Vinizone sia dovuto al fatto che tra il 1041 ed il 1046 anziché disporre i beni preferiva impiegarli nella costruzione di due chiese con gli stessi santi titolari, la Madonna (ossia il Santuario del Marzale) e sant'Imerio, la chiesa di Ripalta Vecchia; le terre sulle quali furono costruiti i due edifici probabilmente erano di proprietà dello stesso Vinizone e costituirono i primi benefici semplici delle due chiese. Come scriveva mons. Angelo Zavaglio, infatti, la legge canonica dell'epoca permetteva di disdire le proprie volontà ma non gli obblighi assunti verso i titolari originari, Santa Maria e Sant'Imerio.

La prima attestazione religiosa è del secolo XIII: il 15 marzo 1226 il chierico della chiesa di Sant’Imerio comparve in un documento privato

L'abitato di Rivolta era originariamente indiviso e fu in tempi incerti che si smembrò nei due abitati di Ripalta Vecchia e Ripalta Nuova, posti sulle due rive opposte del Serio, ma con sede della parrocchia a Ripalta Nuova.

Durante la visita apostolica di mons. Gerolamo Regazzoni, effettuata nel 1583, il vescovo di Bergamo rilevava le difficoltà della popolazione locale, la quale, unita in parrocchia a quella di Ripalta Nuova come si è detto, incontrava serie difficoltà per le necessità parrocchiali (come in occasione dei funerali, ad esempio) trovandosi in mezzo il fiume Serio a dividere le due località. Mons. Regazzoni, quindi, ordinava l'erezione della parrocchia di Ripalta Vecchia e confermando il titolo di Sant'Imerio.

Con lettere apostoliche datate 19 giugno 1585, fu Sisto V ad ordinare il primo parroco, Cristoforo Orioli, che prese possesso della parrocchia il 10 agosto successivo.

All'epoca la chiesa, forse l'originario edificio risalente all'XI secolo, era “vetusta, lì per lì per sfasciarsi e cadere in rovina, senza torre e senza campane, senza o con pochissimi e poverissimi arredi...” (Zavaglio). Già precedentemente l'istituzione della parrocchia si era ingiunto al parroco di Ripalta Nuova, don Battista Magretti Scarelli, di provvedere alle necessità urgenti, pena l'interdizione della chiesa. Grazie ai ricavi della vendita di un fondo di proprietà parrocchiale venduto al conte Renato Borromeo (che stava progettando una roggia, la futura roggia Borromea) si poté intervenire per sanare le problematiche più impellenti.

Dopo pochi anni, tuttavia, l'edificio risultava ancora in condizioni estremamente precarie, tanto da costituire un serio pericolo per i fedeli e non poté più essere usato. Nel 1659, quindi, si decise di trasferire la fonte, il tabernacolo, il pulpito e i confessionali presso il santuario del Marzale e usare questo in sostituzione della chiesa parrocchiale.

Il disagio di doversi trasferire in santuario per le funzioni religiose durò 44 anni, mentre nel frattempo, furono raccolti i mezzi finanziari per costruire una nuova chiesa che fu costruita a partire dall'anno 1700 e fu inaugurata al culto nel 1703 e si tratta dell'attuale edificio. La consacrazione avvenne più avanti, precisamente il 20 maggio 1741 ad opera del vescovo di Crema Lodovico Calini.

Nel corso dei secoli i benefici istituiti fin dall'XI secolo erano andati ad assottigliarsi, finché nel 1758 quello di sant'Imerio fu venduto al seminario diocesano, mentre quello di Santa Maria, assieme a quello di san Lorenzo di Ripalta Nuova e ad una quota residua di quello di sant'Imerio, formò nel 1774 il beneficio della parrocchia di Ripalta Vecchia cui fu affidato definitivamente il culto e la manutenzione del santuario del Marzale.

 Ultimo aggiornamento: 18/09/2017

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