Si prova sempre una intensa emozione nel celebrare questa ricorrenza del 25 aprile, data in cui si ricorda la festa della liberazione, liberazione da una dittatura e da una occupazione straniera.
Da allora siamo liberi di esprimerci, liberi di pensare, liberi di scegliere.
La libertà è la base per il riconoscimento della dignità e della capacità delle persone, ma se lasciata sola, può sconfinare ben presto nell’egoismo e nella prevaricazione.
È per questo che va ricercata ogni giorno. Non basta essere liberi, occorre sentirsi liberi, liberi di essere soprattutto protagonisti della propria vita e non lasciare che altri fattori esterni la influenzino.
Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere una testimonianza che mi ha fatto molto riflettere.
“Mario Rigoni Stern, così ricorda il rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale Italiana: per quel giorno non ci dettero nemmeno il solito pane in sette e per tre carote vendetti la mia Parker ad una sentinella. Al crepuscolo trascinavamo la nostra fame attorno alle baracche dove avevamo raso l’erba come capre al pascolo. Ceco, che con me era passato attraverso le pene di Francia, Albania e Russia, ad un certo punto, a noi che eravamo strapieni di rabbia e malumore disse:vedete quei soldati che sono sulle torrette con le mitragliatrici e questi che ci stanno intorno con i fucili? Sono fuori dai reticolati ma ho capito che sono più prigionieri di noi. Oggi abbiamo scelto e in un certo senso siamo più liberi di loro. Ceco non era un intellettuale, la sua istruzione si era fermata alla quinta elementare, ma ragionandoci su aveva capito tutto con grande e chiara semplicità”.
È questo credo la lezione più grande della resistenza; lo scoprire cioè che si può essere più liberi stando in carcere che stando fuori; che si può essere più liberi da morti che da vivi (è il caso dei tanti partigiani e caduti delle guerre che hanno perso la vita nel difendere la libertà di tutti).
Il 15 maggio prossimo a Madignano, insieme a Rita Borsellino (sorella del magistrato ucciso dalla mafia) racconterà la propria testimonianza Armando Gasiani; contadino e partigiano bolognese (ora ha 82 anni) a 17 anni è stato deportato a Mauthausen; con lui il fratello Serafino, più grande di pochi anni; dopo la drammatica vicenda nel campo, Armando riesce a tornare, ma Serafino muore in prigionia.
La particolarità della sua storia consiste nel fatto che Armando non è riuscito a parlare della sua esperienza per ben 50 anni; solo la grande capacità di amare di sua moglie Maria che al momento giusto l’ha spinto ad avvicinarsi alla visione di un magnifico film quale è “La vita è bella” di Roberto Benigni, ha avuto il potere di abbattere quel muro di terrore che paralizzava la sua memoria, che continuava ad ingabbiarlo in una sofferenza non condivisa e conseguentemente insopportabile.
Ora Armando si sente libero, sente che quel peso insopportabile lo può spartire con noi, anzi...
si sente nel dovere di allertarci raccontando cos’è la malvagità, la dittatura, la follia esasperante di chi, animato dal delirio di onnipotenza, crede di poter sostituire Dio.
Adesso vuole, pretende di parlare soprattutto ai giovani; vuole fare loro capire il valore della libertà e democrazia, vuole che non si ripeta mai più ed in nessuna parte del mondo ciò che la sua generazione ha subito.
Un grazie di cuore va a tutti questi reduci, a quelli che non ci sono più ma che conserviamo nella memoria, a tutti coloro che hanno testimoniato con la loro vita l’attaccamento alla patria, alla libertà, alla giustizia, alla democrazia.
Tradurre nella nostra vita i valori che loro ci hanno insegnato credo sia il modo più autentico di celebrare questo giorno: il 25 Aprile.
Marco Mizzotti - Vicesindaco
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Ultimo aggiornamento: 28/04/2009 0.00.00